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L’obiettivo è di arrivare all’interscambio di pazienti fra i due ospedali
Ci si potrà curare a San Pietro
Un’area sanitaria «unica». Che dia la possibilità ai pazienti goriziani di utilizzare le strutture sanitarie slovene e viceversa. È il prossimo progetto che intendono concretizzare l’Azienda sanitaria isontina e l’ospedale di San Pietro-Vertojba. L’annuncio (solenne) è stato dato ieri mattina dal direttore generale dell’Ass Manuela Baccarin e dal suo omologo Silvan Saksida. L’occasione è venuta dalla presentazione dei risultati del progetto Interreg di collaborazione transfrontaliera in sanità attuato tra il 2000 e il 2006. Nel corso dell’incontro i primari dei reparti coinvolti (Pronto Soccorso, Terapia Intensiva, Oculistica, Ortopedia, Dialisi e Nefrologia, Cardiologia, Sert, oltre al percorso Qualità curato dalla direzione generale) hanno presentato i risultati della collaborazione transfrontaliera: collaborazione che mira al miglioramento dell’assistenza medica e alla valorizzazione delle risorse umane nelle aree di confine. In questi anni sono stati siglati rapporti sempre più stretti fra gli ospedali di Gorizia, Monfalcone e San Pietro Vertoiba, rendendo una collaborazione sanitaria prima episodica e affidata per lo più all’amicizia fra i primari dei due Paesi in un progetto organico e duraturo. Già oggi i due ospedali collaborano anche se c’è ancora tanta strada da fare: per i traumi gravi, tante volte l’Ass si è servita del reparto di microchirurgia dell’ospedale di San Pietro che vanta una importante specializzazione in materia. I colleghi sloveni hanno utilizzato, invece, della nostra apparecchiatura per la tomografia assiale computerizzata (Tac). Ma il futuro riserverà una collaborazione stabile, quotidiana. «Le differenze – la sottolineatura della dottoressa Baccarin – che pur esistono sono considerate oggi punti di partenza e non di arrivo: il lavoro svolto dai medici, dagli infermieri e dai vari collaboratori ha avuto risultati concreti sia in termini di nuove relazioni. omologazione di procedure, acquisizione di strumenti e, soprattutto, contatti a livello di professionisti». I gruppi di lavoro erano otto: quello delle terapie intensive che affronta congiuntamente le problematiche relative alle infezioni dei pazienti ricoverati in quel reparto; quello dei Pronto soccorso il cui obiettivo finale è la gestione congiunta dell’emergenza territoriale con protocolli comuni e interscambio di medici e infermieri; quello di cardiologia che porterà alla sottoscrizione di protocolli comuni per diverse terapie e valutazione dei rischi cardio-vascolari a Gorizia e Nova Gorica. Gli altri gruppi hanno lavorato sui reparti di ortopedia (chirurgia ricostruttiva oncologica e microchirurgia e sinergie in traumatologia); di nefrologia e dialisi (posizionamento dei cateteri vascolari e utilizzo di metodologie congiunte della microchirurgia in dialisi); di neurologia (gestione dei casi di ictus acuto e attivazione di un monitoraggio dei casi acuti) e di oculistica (chirurgia mini-invasiva della cataratta). Senza dimenticare l’importantissima attività di collaborazione fra i centri di prevenzione sulle conseguenze dell’uso di droghe e sulle problematiche della dipendenza anche di altre forme (gioco d’azzardo) per gli studenti delle scuole medie e superiori in Italia e in Slovenia. Si potrebbe fare di più ma le legislazioni dei due Paesi non consentono di spingersi oltre: «L’obiettivo è di migliorare ulteriormente il livello della collaborazione», la sottolineatura di Saksida. Erano presenti anche l’assessore provinciale Marko Marincic, quelli comunali Silvana Romano e Stefano Ceretta e il consigliere regionale Maria Cristina Carloni.
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Sarà sempre più facile chiedere cure e servizi a cavallo del confine
Primi bilanci per la collaborazione sanitaria transfrontaliera. «Nell’arco di questi anni – sono le parole della direttrice generale dell’Azienda sanitaria isontina, Manuela Baccarin – siamo stati in grado di consolidare il dialogo tra medici italiani e sloveni, avviare procedure sanitarie omologate attraverso la stesura di protocolli creando di fatto un bacino di utenza unico transfrontaliero al quale viene garantito così un livello qualitativo di assistenza sempre più elevato». Concetti espressi, ieri mattina, dalla direttrice generale dell’Azienda isontina nell’ambito di un mini-convegno andato in scena, nella sala del consiglio provinciale, durante la quale è stato presentato e illustrato nel dettaglio l’esito dei primi sei anni di collaborazione transfrontaliera tra gli ospedali di Gorizia e San Pietro-Nuova Gorizia delineando, inoltre, le prospettive che si aprono per i prossimi anni. Progetti di collaborazione rientranti nel programma di iniziativa comunitaria Interreg Italia-Slovenia 2000-2006. «Il programma di collaborazione prevede per i prossimi anni, fino al 2013, ulteriori passi avanti – ha sottolineato la direttrice Baccarin – per consentire ai cittadini italiani e sloveni di accedere ancora più facilmente alle strutture del rispettivo paese confinante e ai servizi sanitari di integrarsi in misura sempre maggiore». Nell’immediato futuro diventerà, insomma, una prassi sempre più facilitata e consolidata, per i cittadini goriziani, accedere alla prestazioni sanitarie offerte dalle strutture ospedaliere della vicina San Pietro. «In questi anni siamo riusciti a raggiungere uno scambio sempre più stretto tra gli operatori – ha affermato dal canto suo il direttore della azienda ospedaliera di San Pietro-Nuova Gorizia, Silvan Saksida – e ad avviare uno scambio effettivo di pazienti grazie a percorsi clinici condivisi e ai protocolli transfrontalieri concordati». I progetti sanitari di collaborazione transfrontaliera tra Gorizia e San Pietro-Nuova Gorizia hanno interessato in tutto nove ambiti: nefrologia e dialisi, giovani e uso di sostanze psicoattive, neurologia, oculistica, cardiologia, monitoraggio della qualità, ortopedia, pronto soccorso ed emergenza territoriale, terapia intensiva. «Il lavoro svolto dai medici, dagli infermieri e dai vari collaboratori ha avuto risultati concreti – ha precisato nella relazione introduttiva Manuela Baccarin –, sia in termini di nuove relazioni, omologazione di procedure, acquisizione di strumenti sia, soprattutto, di contatti a livello di professionisti. I vari settori che hanno riguardato il progetto di collaborazione transfrontaliera in campo sanitario hanno seguito percorsi diversi e hanno ottenuto diversi risultati». Al mini-convegno svoltosi ieri, in Provincia, hanno portato il saluto delle rispettive amministrazioni l’assessore comunale alle politiche sanitarie, Silvana Romano e l’assessore provinciale alle politiche confinarie, Marko Marincic. Piero Tallandini



