20 marzo 2008, 2 Gorizia
25 Marzo 2008, 1:01 am
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L’obiettivo è di arrivare all’interscambio di pazienti fra i due ospedali
Ci si potrà curare a San Pietro

Un’area sanitaria «unica». Che dia la possibilità ai pazienti goriziani di utilizzare le strutture sanitarie slovene e viceversa. È il prossimo progetto che intendono concretizzare l’Azienda sanitaria isontina e l’ospedale di San Pietro-Vertojba. L’annuncio (solenne) è stato dato ieri mattina dal direttore generale dell’Ass Manuela Baccarin e dal suo omologo Silvan Saksida. L’occasione è venuta dalla presentazione dei risultati del progetto Interreg di collaborazione transfrontaliera in sanità attuato tra il 2000 e il 2006. Nel corso dell’incontro i primari dei reparti coinvolti (Pronto Soccorso, Terapia Intensiva, Oculistica, Ortopedia, Dialisi e Nefrologia, Cardiologia, Sert, oltre al percorso Qualità curato dalla direzione generale) hanno presentato i risultati della collaborazione transfrontaliera: collaborazione che mira al miglioramento dell’assistenza medica e alla valorizzazione delle risorse umane nelle aree di confine. In questi anni sono stati siglati rapporti sempre più stretti fra gli ospedali di Gorizia, Monfalcone e San Pietro Vertoiba, rendendo una collaborazione sanitaria prima episodica e affidata per lo più all’amicizia fra i primari dei due Paesi in un progetto organico e duraturo. Già oggi i due ospedali collaborano anche se c’è ancora tanta strada da fare: per i traumi gravi, tante volte l’Ass si è servita del reparto di microchirurgia dell’ospedale di San Pietro che vanta una importante specializzazione in materia. I colleghi sloveni hanno utilizzato, invece, della nostra apparecchiatura per la tomografia assiale computerizzata (Tac). Ma il futuro riserverà una collaborazione stabile, quotidiana. «Le differenze – la sottolineatura della dottoressa Baccarin – che pur esistono sono considerate oggi punti di partenza e non di arrivo: il lavoro svolto dai medici, dagli infermieri e dai vari collaboratori ha avuto risultati concreti sia in termini di nuove relazioni. omologazione di procedure, acquisizione di strumenti e, soprattutto, contatti a livello di professionisti». I gruppi di lavoro erano otto: quello delle terapie intensive che affronta congiuntamente le problematiche relative alle infezioni dei pazienti ricoverati in quel reparto; quello dei Pronto soccorso il cui obiettivo finale è la gestione congiunta dell’emergenza territoriale con protocolli comuni e interscambio di medici e infermieri; quello di cardiologia che porterà alla sottoscrizione di protocolli comuni per diverse terapie e valutazione dei rischi cardio-vascolari a Gorizia e Nova Gorica. Gli altri gruppi hanno lavorato sui reparti di ortopedia (chirurgia ricostruttiva oncologica e microchirurgia e sinergie in traumatologia); di nefrologia e dialisi (posizionamento dei cateteri vascolari e utilizzo di metodologie congiunte della microchirurgia in dialisi); di neurologia (gestione dei casi di ictus acuto e attivazione di un monitoraggio dei casi acuti) e di oculistica (chirurgia mini-invasiva della cataratta). Senza dimenticare l’importantissima attività di collaborazione fra i centri di prevenzione sulle conseguenze dell’uso di droghe e sulle problematiche della dipendenza anche di altre forme (gioco d’azzardo) per gli studenti delle scuole medie e superiori in Italia e in Slovenia. Si potrebbe fare di più ma le legislazioni dei due Paesi non consentono di spingersi oltre: «L’obiettivo è di migliorare ulteriormente il livello della collaborazione», la sottolineatura di Saksida. Erano presenti anche l’assessore provinciale Marko Marincic, quelli comunali Silvana Romano e Stefano Ceretta e il consigliere regionale Maria Cristina Carloni.


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